L’opera Cellula Staminale DGM esprime il punto d’arrivo attuale di un percorso artistico pluriennale dedicato al tema della sacralità della famiglia e del rapporto con le proprie origini, culturali ed esistenziali.
Si tratta di una installazione comprendente un calco in gesso ed un lavoro fotografico integrato da un audio in cui un coro di voci miste recita una sorta di litania laica dedicata alle cellule staminali, come una preghiera di intercessione perché queste cellule possano crescere “…cellule tutte intercedete per lui”.
La stampa fotografica è di dimensioni cm 250 x 128 e ritrae l’artista nudo, sdraiato in posizione fetale sulla tomba dei suoi genitori morti entrambi undici anni fa, quando lui era diciassettenne.
DGM sono le iniziali del nome dell’artista. Il senso della cellula staminale è quello di un “work in progress”, di una vita che ancora non è definita. In questo senso, il fatto di essersi fatto fotografare proprio sulla tomba dei genitori, e in quella specifica posizione, vuole essere, oltre ad un omaggio, una sorta di richiesta di aiuto rivolta a loro, perché possano continuare a seguirlo nella sua formazione.
Il calco in gesso delle parti del corpo dell’artista, ricomposte a formare l’intero, rinvia alla solidificazione, all’ingabbiamento del feto che è bloccato senza la presenza dei formatori (i genitori), quando sta, quindi, nella realtà. Esso è infatti posto nello spazio, appena vicino, ma “fuori” dal lavoro fotografico.
L’opera è stata sottoposta a censura ed ha suscitato l’interesse e il sostegno del fotografo Oliviero Toscani e di varie figure istituzionali.
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