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Giuseppe Maraniello - Galleria Melesi
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Appunti d'artista

Giuseppe Maraniello

Il testo che segue è costituito da alcune affermazioni di Giuseppe Maraniello rilasciate nel corso di interviste:

 

(1997) Ri-flettere è un titolo che è nato dall’idea di realizzare dei contenitori sigillati che custodissero un sapere non espresso: sono tali, infatti, i miei pendoli e le mie anfore in bronzo. Simile è l’ispirazione dell’opera che ho realizzato per Villa delle Rose a Bologna. Un giorno ho trovato in fonderia una “forma” destinata alla fusione con la funzione di coprire la cera, nascondendo così il lavoro che contiene. Una volta che il bronzo, nella fusione, prenderà il posto della cera, questa forma si spaccherà, disgelando l’opera. Mi sono interessato a questa sorta di guscio e ne ho realizzato uno del tutto simile, ma in bronzo. Anche in questo caso si tratta di una scultura che custodisce un pensiero che non trova espressione: ossia, un’opera che genera un’altra opera. “Ri-flettere” è dunque un termine che richiama un momento teorico, ma allo stesso tempo è un “flettere”, un rappresentare.

 

Nelle tue costellazioni si avverte un’estroversione solare pari almeno all’introversione talvolta ermetica delle tue figurine sempre ambivalenti tra l’umano e l’animale, tra il maschile e il femminile. I tuoi personaggi sono davvero androgini?

In certi casi ho davvero voluto rappresentare degli ermafroditi. Ma vorrei sottolineare una cosa: io credo che l’arte sia un linguaggio autonomo che si nutre di pretesti. E tali sono le mie “figurine”.

Si può dire lo stesso del mio uso del colore in pittura. Io non ho mai voluto fare una pittura di rappresentazione. Ad esempio, nel quadro Il diavolo è verde si è trattato di dipingere una superficie verde unitamente al titolo scritto in senso inverso. Il colore ha rappresentato per me una sorta di diaframma che fa sempre emergere il complementare. Nel mio lavoro utilizzo quasi esclusivamente i tre colori primari e i loro complementari, facendone dunque un uso mentale più che emozionale. Anche nella scultura faccio uso di numerose simbologie, mi occorrono per raccontare conflitti, non sono importanti in sé, ma solo nel modo in cui le realizzo. La figura dell’uomo che lotta contro la propria cosa è un simbolo che proviene dal libro Il medioevo fantastico di Baltruisaitis, me ne sono appropriato per ragioni linguistiche. Anche il diavolo o l’ermafrodita o la coppia di gemelli rientrano nella mia elaborazione puramente linguistica. Il problema è sempre linguistico, io guardo al modo di fare le cose o le valuto alla luce dei mutamenti storici.

(2000) Da qualche tempo uso riprodurre nelle mie opere alcuni disegni fatti da mio figlio prima dei cinque anni di età: è il contrasto con la forma che mi piace, così come sin dall’inizio, anche nei miei quadri, dal campo cromatico prevalente scaturiva sempre il suo complementare, dal verde l’arancione…

Giuseppe Maraniello
Giuseppe Maraniello (Arte Fiera 2003)
Giuseppe Maraniello eSabina Melesi
Giuseppe Maraniello con Sabina Melesi ad art(verona 2006
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