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Terry Atkinson - Galleria Melesi
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Appunti d'artista

Terry Atkinson

Sabina Melesi e Terry Atkinson
Sabina Melesi con Terry Atkinson in galleria (maggio 2007)
Enola Gay works
Enola Gay works

ENOLA GAY

L’immagine dell’aereo

L’Enola Gay non è di per se stesso un‘arma di distruzione di massa, ma il sistema attraverso cui l’arma viene portata a destinazione. In questo senso l’Enola Gay è uno strumento. Questo aereo è stato l’ultimo anello nella catena di intenzioni di sganciare la bomba, a partire dallo stesso Presidente Truman giù fino al puntatore. Il dramma umano del voler sganciare la bomba si concentra forse e si immedesima nei membri dell’equipaggio dell’aereo.

Quindi l’immagine anonima dell’Enola Gay, impressa, a volte in modo quasi invisibile, che caratterizza e dà il nome a questa serie di opere, è pensata come simbolica degli strumenti (mani, piedi, cervelli, ecc.) dell’atto stesso compiuto dall’uomo, quegli strumenti che hanno progettato l’intero sistema (bomba, aereo, addestramento dell’equipaggio, ecc.). L’aereo è, letteralmente, il trasportatore della bomba verso il bersaglio.

 

La forma delle opere

Le forme delle opere sono immaginate come simboliche delle asce di selce costruite dal primo Homo Sapiens – il primo a produrre attrezzi. Le asce di selce sono uno strumento di sopravvivenza in evoluzione, laddove evolversi e sopravvivere sono immaginati come un unico processo. Abbiamo parecchie informazioni circa l’evoluzione delle asce. Presumibilmente le prime asce erano strumenti multi-uso, utilizzati per uccidere, tagliare a pezzi, scuoiare, ecc. Forse successivamente furono sviluppate asce diverse per ciascuna funzione. In talune circostanze le asce furono presumibilmente usate in un modo o nell’altro per uccidere persone percepite come nemici, in un contesto abbastanza diverso dalle funzioni del sacrificio umano. L’idea di una forma liberamente interpretata della testa d’ascia va intesa come un tentativo di riferirsi alla lunga catena di sviluppo, da un’arma di distruzione individuale, ad armi di distruzione di massa a metà del XX° secolo. Lo schema del progetto delle opere della serie Enola Gay consiste nel posizionare un’immagine di un’arma di distruzione di massa su un’immagine di un’arma di distruzione individuale. Lo sviluppo di armi di distruzione di massa è caratteristica delle economie sempre più militarizzate della seconda metà del XX° secolo, che a loro volta erano tipiche delle economie da “guerra fredda” dell’USSR e degli USA. Del resto l’industria delle armi è un’industria dai profitti prodigiosi. Forse a questo punto vale la pena di osservare che le opere della serie Enola Gay sono state prodotte alla fine degli anni ottanta / primi novanta, all’epoca della disintegrazione economica dell’Unione Sovietica.
Queste opere, prodotte in styrofoam, intendono rappresentare la facilità con cui si eliminano tutti i materiali oggetto di attacco nucleare. Lo styrofoam è immaginato come simbolo della facilità di eliminazione di molta della produzione dei complessi dell’industria militare delle economie del XX° secolo.

Con la produzione di armi per la distruzione di massa, possiamo immaginare la stessa specie “homo sapiens” come eliminabile. Forse l’estremo Armageddon, l’Homo Sapiens che si sbarazza dell’Homo Sapiens. L’Homo Sapiens che “consuma” l’Homo Sapiens. Una prospettiva realisticamente contemplata a partire dalla prima guerra mondiale.

 

Il colore delle opere

I colori delle opere della serie Enola Gay sono un tentativo di mettere in relazione il fenomeno della distruzione di massa con il fenomeno del consumo di massa. Forse si può sostenere a ragione che gli  americani abbiano letteralmente “consumato” i giapponesi bombardando Hiroshima e Nagasaki. Del resto è comune in inglese dire che questa cosa o l’altra sono state “consumate” dal fuoco.

I vari colori delle opere, per lo più monocrome, sono stati scelti in stretta associazione con le diverse  industrie che, a loro volta, hanno dato vita all’industria pubblicitaria. Tra gli scopi principali di quest’ultima, quello di indurre la gente a comprare, anche attraverso la creazione di un settore specifico, volto alla ricerca ed allo sviluppo del mercato, sulla base dei dettami delle economie capitalistiche della seconda metà del XX° secolo.

Ho immaginato i colori usati per queste opere come colori caratteristici dei prodotti e delle confezioni di particolari industrie: l’industria alimentare, quella dell’auto o della moda. Quindi i gialli, gli aranci, i verdi sorbetto sono da considerare come derivati da quelle industrie che producono beni di consumo secondari (gelati, merendine, caramelle, giocattoli, ecc.) e relative confezioni per il mondo dell’infanzia. Le opere che presentano una superficie con colori metallizzati vogliono rappresentare qualcosa di analogo alle strategie di tentazione, messe in atto su larga scala dall’industria dell’auto e, con un tono più discreto, da altre industrie di prodotti di lusso, per esempio l’industria nautica. Del resto le superfici metallizzate rimandano anche allo stile ed al packaging  della stessa industria degli armamenti.
“Di che colore era  il Little Boy?” non sembra essere un domanda molto comune, eppure è del tutto possibile che qualche sopravvissuto del dopo Hiroshima si sia posto una domanda di questo tipo ed anche: ”Era forse marchiata o decorata e come, questa bomba che ha distrutto la nostra città?”. Conosciamo più a fondo e sono meglio documentate le vicende di chi ha organizzato il progetto Manhattan e la bomba stessa.

 

“I am become a participator in the consuming of worlds”
Terry Atkinson, 2005

Stand Enola Gay Bologna 2007
Stand personale di Terry Atkinson ad Artefiera di Bologna 2007
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