Aldo TAGLIAFERRO

Aldo Tagliaferro dopo un’esperienza pittorica dal 1964 usa l’immagine fotografica come linguaggio per evidenziare “segnali” dal contesto sociale.  
La pettinatura africana, per la sua elaboratezza, provoca inevitabilmente fascino e curiosità. Per l'africano la pettinatura, cosi come il tatuaggio, non assolveva solo un'esigenza estetica, ma era anche un codice di appartenenza tribale, in quanto ogni tribù usava un proprio "modello" (gli stessi segni si possono ritrovare nelle maschere, nelle sculture ecc.) anche se ora queste suddivisioni non sono più così rigorose, la pettinatura è rimasta, tra le tradizioni africane, una delle poche espressioni popolari che hanno resistito a tutti gli eventi e continua a sussistere a qualsiasi livello sociale.
Con questo lavoro ho voluto mettere in evidenza l'aspetto che più mi interessa della pettinatura africana: il rigore del "segno" che essa traccia. L'intervento si sviluppa in tre momenti: nel primo le immagini "registrate" sono state isolate dal loro contesto, annullando anche i visi, per evidenziare la traccia segnica della pettinatura, poi riproposte strutturandole su una forma geometrica per accentuare il rigore del "segno"; nell'elaborazione dei vari "modelli" l'immagine è stata dilatata fino a diventare una macro-immagine, questo per estraniare la rappresentazione e focalizzare le sue "tracce"; infine, attraverso la ripetizione del dettaglio di un'immagine questa si trasforma diventando quasi una scrittura. Le pettinature vengono così estraniate dal loro contesto, ma non dalla sfera segnica, ritornando  ad appartenere a quel codice tribale che la pettinatura ha in se, anche se ció avviene attraverso un'ottica Occidentale.
Aldo Tagliaferro