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Alcune riflessioni sul mio lavoro
Tutto il mio lavoro si trova e viene guidato da un’attitudine alla sperimentazione, sperimentazione per me significa: ricerche, scoperte, rischi, contraddizioni, incontri, ritrovamenti, attesa, sorpresa, retrocessioni, avanzamenti, prospettiva.
Tutto questo dà senso al mio lavoro e in questa attitudine mi sento vivo, attento ai sottili segnali che mi circondano, sondando nel mio intimo, attento alle mie reazioni visuali, ricomponendo immagini dimenticate, incontrandomi con mezzi espressivi e trattandoli il più liberamente possibile.
Di tanto in tanto è necessario allentare la tensione e divagare con una matita per delle zone imprecise che possono dare per risultato immagini impreviste, pulsate da un interiore non ancora esplorato e che emergono quasi per caso richiedendo un diritto all’esistenza e conoscerla, svilupparla, lasciare che fiorisca nella speranza di vederne i frutti.
Le diverse tappe della mia opera hanno sempre avuto una “pendenza”. Per incominciare, mai mi sono considerato “artista-cinetico” e sempre ho allontanato questa classificazione livellatrice che ingloba nella maggioranza dei casi, opere, attitudini e comportamenti differenti. Dall’altro lato la “pendenza” delle mie differenti tappe è sempre presente. L’ho detto precedentemente e lo ripeto, che dalle differenti esperienze realizzate esiste la possibilità aperta di continuazione e tutt’al più ogni cosa nuova o differente che creo solleva in se stesso una memoria di quello che è già stato fatto prima.
Il campo degli esperimenti si riduce unicamente a forma, colori e matematica. Qui sta l’attrazione dello scoprire, il piacere dell’avventura e della creazione, che pur contenendo anche disincanti, si mantiene però in una tensione vivente.
Julio Le Parc |