L’artista Roman Opalka nasce a Hocquincourt in Francia il 27.08.1931 da genitori polacchi. Nel 1935 la sua
famiglia, con lui, rientra in Polonia. Nel 1940 è deportato in Germania. Finita la guerra torna in Polonia e
comincia gli studi artistici, prima all’Istituto Statale d’Arte a Lodz e successivamente all’Accademia di Belle
Arti di Varsavia. Nel 1977 parte per la Francia dove tutt’ora vive e lavora.
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Il professor Tommaso Trini con Roman Opalka |
La sua ricerca artistica si focalizza a metà degli anni Sessanta, quando, dopo anni di esperimenti, individua
nel tempo il tema della sua pittura e decide di rappresentarlo ricorrendo ai numeri, in cui già è implicito il
senso della successione. Questo intento diventa un progetto radicale, l’impegno di tutta la sua vita. Nel
primo quadro su fondo nero, dipinge in alto a sinistra in bianco, la cifra 1 seguita dal 2, 3, 4, ecc… all’infinito.
Ogni tela che segue è nello stesso tempo quadro e Détail (dettaglio-frammento) di tutto il progetto ed è
definita da una serie di numeri distribuiti in sequenza su tutta la superficie. Il numero che inizia ogni “dettaglio”, posto in alto a sinistra, è quello successivo all’ultimo apparso in basso a destra del “dettaglio”
precedente. Nel 1972 ecco un altro passo: Opalka si impone di preparare il fondo delle tele secondo una
gradazione decrescente di grigio, riducendone dell’1% l’intensità, tela dopo tela. Così il fondo grigio diventa
sempre più chiaro, finché, ormai anziano, l’artista arriverà a dipingere numeri bianchi su fondo bianco.
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Germano Campione intervista Roman Opalka |
Sempre nei primi anni ’70 ha inizio il lavoro dei Détails photo, che sono strettamente affiancati e connessi
con il lavoro che si sviluppa nei dipinti. Essi vogliono essere la “scultura” di Opalka. Col gesto dell’autoscatto
l’artista riprende se stesso e documenta, nel divenire, come il tempo “scolpisce” il suo volto. Sono ritratti da
cui è bandita l’espressione, dove lo sguardo è fisso e l’abbigliamento è sempre lo stesso (una camicia da
pilota), in modo che il passare del tempo si manifesti solo attraverso l’incanutirsi dei capelli, il comparire di
nuove rughe… segni “meritati” di un vissuto.
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un momento del vernissage |
Così, su questi due versanti, l’artista polacco continua ad essere impegnato su una via che è completamente
sua e non comparabile con nessun’altra, una terra vergine, chiusa ermeticamente su se stesso, non
condizionata dagli eventi della storia. Scrive Opalka: “Il grigio è il nero e il bianco. Esprime l’unità del
movimento dei colori. Esclude il dualismo e manifesta il tutto. Il grigio è universale. Reca tutti i colori. A
immagine dello spettro dei colori in movimento. Ma il grigio è neutro: io lo riempio col vissuto della mia vita. Il
grigio non è colore simbolico, è divenuto per me quello del movimento non visibile. Su questo sfondo grigio
c’è la mia vita: il contrario di un colore freddo, indifferente; è il colore del mio sacrificio pittorico, quale si
dispiega nella condotta del concetto, nel suo movimento e nel suo tempo. Ai grandi poli, agli estremi del nero
del primo Détail e del bianco su bianco, lo sfumato di un’esistenza: il colore può diventare emotivo in modo
mortale.”
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Roman Opalka |
In mostra verrà presentata una sola tela. L’attenzione è maggiormente rivolta ai 18 Détails photo che
coprono un arco di più di trent’anni (dai primi anni ’70 ad oggi). Accompagnerà il tutto la voce dell’artista che
scandisce, in lingua polacca, i numeri del passaggio dai 4 ai 5.000.000.
Catalogo a cura di Roman Opalka e Sabina Melesi. |