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LAME 2002
Un uomo, un bersaglio – un uomo, un’arma.
Una possibilità che riguarda ognuno di noi.
Ecco sagome di persone qualunque divenire armi, “Lame” che si scagliano su di un muro sordo, rimanendo prigioniere del loro gesto, e nello stesso tempo si trasformano in un facile bersaglio…
Alcune sagome argentate apparentemente innocue e immobili segnano un centro, un punto da cui partire, il loro confine tagliente genera un’ombra ben definita dal sole, a sottolineare un tempo presente che non è immobile e non si riesce a catturare, un tempo per la sosta e per la riflessione. Un fuori tempo per poter vedere oltre.
A person, a target - a person, a weapon.
It is an occurrence regarding each of us.
There are people shapes turning to weapons, blades scattered against a no listening wall, becoming themselves prisoners of their moving which at times turn to an easy target.
Some silver shapes seem no dangerous while setting up a center, a start point. Their cutting edges give form to a neat sun shadow meaning a present time that is in motion and uncatchable. That's a time span to rest and to think. Something out of time to look beyond. |
INTERFERENZE 2003
Il lavoro visualizza alcuni momenti di passaggio dove persone qualunque si incontrano, si scontrano o solo per un attimo si sovrappongono. Energia che può creare una nuova forma di visione. Un’alterazione che intende sottolineare, con il sottile ed irregolare contorno di superficie, la fragilità e delicatezza dell’uomo. L’immagine è tratta da fotografie di persone riprese per la strada, da me ricomposte in ipotetici incontri. Ricalcandone i contorni, intesi come confini, li riproduco all’interno con un segno volutamente irregolare, per sottolineare la complessità, e l’imperfezione di ognuno di noi. Queste “interferenze”, congiunzioni creano un complesso tracciato, dove l’energia può scorrere liberamente e interagire. Il colore bianco è stato scelto per sottolineare l’anonimato dei soggetti, per esaltarne la sospensione e la leggerezza.
L’opera vive distaccata dal muro, attraverso l’ombra che la luce rivela nella sua sospensione.
Simona Uberto
Milano, 18.01.2003 |