Simona UBERTO

LAME 2002
Un uomo, un bersaglio – un uomo, un’arma.
Una possibilità che riguarda ognuno di noi.
Ecco sagome di persone qualunque divenire armi, “Lame” che si scagliano su di un muro sordo, rimanendo prigioniere del loro gesto, e nello stesso tempo si trasformano in un facile bersaglio…
Alcune sagome argentate apparentemente innocue e immobili segnano un centro, un punto da cui partire, il loro confine tagliente genera un’ombra ben definita dal sole, a sottolineare un tempo presente che non è immobile e non si riesce a catturare, un tempo per la sosta e per la riflessione. Un fuori tempo per poter vedere oltre.

A person, a target - a person, a weapon.
It is an occurrence regarding each of us.
There are people shapes turning to weapons, blades scattered against a no listening wall, becoming themselves prisoners of their moving which at times turn to an easy target.
Some silver shapes seem no dangerous while setting up a center, a start point. Their cutting edges give form to a neat sun shadow meaning a present time that is in motion and uncatchable. That's a time span to rest and to think. Something out of time to look beyond.

PROGETTO BOLOGNA ART FIRST 2006 -
MUSEO CIVICO MEDIEVALE, BOLOGNA
La GALLERIA MELESI presenta SIMONA UBERTO
LAME, 2002 (28 figure in alluminio sagomato)
   
La GALLERIA MELESI presenta SIMONA UBERTO - Lame , 2002 (28 figure in alluminio sagomato) La GALLERIA MELESI presenta SIMONA UBERTO - Lame , 2002 (28 figure in alluminio sagomato)

INTERFERENZE 2003
Il lavoro visualizza alcuni momenti di passaggio dove persone qualunque si incontrano, si scontrano o solo per un attimo si sovrappongono. Energia che può creare una nuova forma di visione. Un’alterazione che intende sottolineare, con il sottile ed irregolare contorno di superficie, la fragilità e delicatezza dell’uomo. L’immagine è tratta da fotografie di persone riprese per la strada, da me ricomposte in ipotetici incontri. Ricalcandone i contorni, intesi come confini, li riproduco all’interno con un segno volutamente irregolare, per sottolineare la complessità, e l’imperfezione di ognuno di noi. Queste “interferenze”, congiunzioni creano un complesso tracciato, dove l’energia può scorrere liberamente e interagire. Il colore bianco è stato scelto per sottolineare l’anonimato dei soggetti, per esaltarne la sospensione e la leggerezza.
L’opera vive distaccata dal muro, attraverso l’ombra che la luce rivela nella sua sospensione.
Simona Uberto
Milano, 18.01.2003

Il critico Giorgio Bonomi con Simona Uberto
Il critico Giorgio Bonomi con Simona Uberto (MiArt 2002)
Simona Uberto
Simona Uberto (novembre 2003)
www.simonauberto.com