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Con l’assegno di Lire 20.000 firmato Lucio Fontana (è il primo lavoro che mi viene acquistato) compero i motorini elettrici per i miei successivi lavori.
Mi ha fatto molto piacere questo esordio; nella foto-manifesto che ho in studio, Lucio Fontana sorride arricciandosi i baffi.
Grazia Varisco (1960-1980)
SCHEMI LUMINOSI VARIABILI
Mi interesso alla luce come fenomeno in continua variazione in tempi lenti o contratti. Fenomeno dinamico nella sua essenza, in quanto energia emessa che invade lo spazio.
L’uso della luce artificiale consente di relazionare contemporaneamente i due poli in una rapida alternanza fra luce e oscurità.
Movendo da questo interesse, avevo precedentemente realizzato l’opera per la mostra dell’Arte Programmata (9 x 9 x X Spazi in variazione). (1961)
L’uso del motore è un mezzo per ottenere la variazione degli spazi nell’immagine prodotta dalla luce in rapporto all’oscurità.
La scelta di elementi, in tempi e schemi esaminati e programmati, è al fine di dilatare lo spettro della variazione e di dilazionare il ripetersi dell’immagine. (1962)
Nell’oggetto in funzione verifico l’acuirsi e il modificarsi della sensibilità percettiva mia come autore e dello spettatore.
After image – effetto moiré – compensazione cromatica ecc. (1963)
RETICOLI FRANGIBILI – MERCURIALI 1965/1971
I PESCI ROSSI
I titoli: Mercuriali, Reticoli Frangibili, indicano la caratteristica, la proprietà specifica di questi lavori: qualcosa che “sta succedendo”.
Provvisorio, mobile ammiccante, lo schema si sottrae al controllo visivo, si scombina, sparisce, si riforma in modo imprevedibile; emergono altri segni.
Si alternano due o più colori, complementari o primari con funzione di opposti.
Le maglie del vetro interferiscono con i segni dilatandoli, assottigliandoli, occultandoli.
Vorrei che questi segni fossero vivaci, guizzanti come i pesci rossi del vaso di vetro nel quadro di Matisse. (1970)
GNOMONI 1975/1982
Ho progettato questo lavoro avvertendo quasi i sollievo della guarigione da una specie di fissazione sul tema delle ombre. Insistevo da un paio di anni su questo argomento, intuendo con ansia il pericolo di un’involuzione.
L’aver “ritrovato” fisicamente (ma ben più significativamente dentro di me) un lavoro di anni prima, che avevo accantonato, è stata l’occasione per dirottare e procedere nella direzione che mi interessava con più sicurezza. Ho riguardato questo vecchio lavoro quasi con sospetto perché mi sembrava racchiudere in embrione, l’oggetto della ricerca sulla quale mi ero trovata a insistere in modo puntiglioso e alla fine quasi maniacale.
Questo ritrovamento, questo déjà-vu testimoniava forse una inutile perdita di tempo? O piuttosto ha come scoperto e puntualizzato i miei intenti?
Il rigore delle convenzioni della geometria è alterato, reso quasi indecifrabile per effetto della semplice operazione del piegare, lungo il perimetro di un quadrilatero, una porzione dei lati. Il perimetro si snoda; sotto il nostro sguardo, la geometria, da piana, diventa tridimensionale, spaziale, in modo intrigante, intricato.
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