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Nasco a Benevento nel 1952, in una famiglia di artigiani decoratori. Con loro vado a bottega aspirando l’odore dei colori e sporcandomi con le colle, gli stucchi, le foglie d’oro, la gomma lacca, mettendo mano per la prima volta al mistero della nascita delle forme.
Al Liceo Artistico di Benevento ho conosciuto i maestri napoletani. Sono gli anni settanta e Benevento è una fucina di giovani artisti che crescono in un crogiolo variegato.
Espongo la prima volta nella collettiva Ricognizione 75.
Frequento l’Accademia di Napoli – dove dialogo con Augusto Perez – e la Galleria di Lucio Amelio, dove vedevo le opere internazionali ancora flagranti.
Dal 1976 insegno al Liceo artistico di Milano. Sono gli anni della crisi e dell’ascolto, a contatto con le esperienze che portavano sul corpo l’atto espressivo e con quelle che privilegiavano la prassi fondata su materiali e forme essenziali.
Queste esperienze sedimentano nel lavoro degli anni padovani, dal 1977. Nel 1983 partecipo ad una collettiva presso la Galleria Stevens di Padova, assieme ad altri giovani artisti.
Inizio la collaborazione con le gallerie Studio la Città di Verona, dove apro la mia prima personale nel 1985, e Polena di Genova, mentre porto le mie opere nelle principali città europee, in personali e collettive.
Nel 1988 Giovanni Carandente mi invita alla Sezione Scultori ai Giardini della Biennale di Venezia, curata da Andrea del Guercio. Vi espongo Trittico. Le mie opere sono richieste da collezioni italiane, europee e americane; in particolare inizio la collaborazione con la Fondazione Rossigni che ospita ora alcune delle mie più importanti realizzazioni.
Espongo Memorie a Tortolì nel 1997, nel Museo Su logu de s’iscultura, chiamato da Edoardo Manzoni. Nello stesso anno espongo a Padova Il Grande Carro, sette sculture distribuite nei principali snodi del centro storico, e a Bologna nella collettiva Universarte.
Dal 1999 inizio il rapporto con Franco Riscossa, Aristide Maso e Claudio Aldegheri, dello studio architettonico XQuadra. Il dialogo con loro mi porta quest’anno a realizzare, per il cimitero di Rio di Ponte San Nicolò, nei pressi di Padova, la mia opera più complessa e vasta, I Guardiani della Dormiente, definiti da Guido Galesso, curatore del catalogo, “muti giganti, idoli corrosi che formano un diaframma fluido fra i luoghi della vita e i luoghi della morte”. Questa esperienza mi ha permesso di creare una singolare comunità, simile a quella di un cantiere medievale; ho potuto coniugare, non più isolato nello studio, il contributo di architetti e artigiani e di quanti hanno voluto con me condividere la prassi creativa.
Antonio Ievolella |