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Galleria Melesi - Nicolò Tomaini - Appunti d'Artista
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Appunti d'artista

Nicolò Tomaini

Lo smartphone (oggi) ha la stessa valenza culturale che il televisore ha avuto (ieri) per la pop art…

 

Mi fermavo nei musei a guardare la gente, non i quadri, perché la gente non si fermava davanti al dipinto, stazionava di fronte allo schermo del telefono e scattava la foto a Van Gogh per condividerla in rete, scrivendo nella didascalia: io sono stato qui.

 

Vedo l’artista come una sorta di debitore emotivo: vorrebbe restituire al mondo ciò che ha provato osservando il lavoro di un altro artista…

 

Non mi piace pensare al mio lavoro come un qualcosa di fine a se stesso, prediligo un tipo di arte che riesca a veicolare un messaggio o comunque stimoli nell’osservatore uno spunto di riflessione, disdegno talvolta gli orpelli elitari di una certa “logica curatoriale”, vorrei che quello che faccio fosse fruibile a tutti: democratico in un certo senso […].

L’arte è molto spesso l’espressione dei valori o delle tensioni del panorama contemporaneo all’interno del quale l’artista si nutre: non esiste nulla di più contemporaneo dello strumento che abitualmente consumiamo ossessivamente tra le mani (lo smartphone).

 

Dipinsi la prima svastica con le “effe” nel 2010; Facebook in Italia era una realtà nuova, mi accorsi probabilmente in anticipo di quello che sarebbe successo negli anni a seguire. La mia non fu una condanna dello strumento in sé, bensì dell’utilizzo totalizzante e improprio dello stesso…
Sentivo una sorta di responsabilità per l’accezione strettamente negativa che rivestiva quel simbolo e non volevo che il mio lavoro diventasse retorica, fu in quel momento che per onestà intellettuale nacque anche “luoghi comuni” (la falce e il martello); il passo successivo fu una trasformazione più didascalica del mio lavoro, per un certo verso acritica: volevo raccontare la società digitale senza la presunzione del giudizio.

Nicolò Tomaini, Nuovi Regimi, 2011, cm 40x50
Nicolò Tomaini, Luoghi Comuni, 2011, cm 40x50

Regimi, 2011 cm 40 x 50 idropitture su tela

Luoghi comuni, 2011 cm 40 x 50 idropitture su tela

[…] Lo specchio, simbolo per antonomasia dell’edonismo culturale contemporaneo viene spogliato della sua funzione primaria […]; in rete (Facebook, Instagram, Twitter…) tendiamo a mostrare di noi un’immagine fittizia o comunque incompleta, non c’è spazio per le fragilità dell’uomo, tutto deve sembrare bello e perfetto: finto…

Quello che mi spaventa della nostra generazione è la velocità: velocità con la quale si consumano i rapporti umani, le immagini, le informazioni. Oggi è tutto molto più veloce, penso che internet abbia contribuito a snaturare, in questo senso, i ritmi biologici dell’essere umano.

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